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NOT HERE NOT NOW (2014)

progetto di ANDREA COSENTINO

in repertorio

di e con ANDREA COSENTINO

regia ANDREA VIRGILIO FRANCESCHI

video TOMMASO ABATESCIANNI

produzione ALDES / AKRÒAMA (2018) - Pierfrancesco Pisani (2014) in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival - E45 Napoli Fringe Festival e con la collaborazione di Litta_Produzioni - associazione Olinda - Infinito srl - Teatro Forsennato e con il sostegno del progetto Perdutamente del Teatro di Roma

con il sostegno di MIBACT - Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

dur. 1h

Un incontro/scontro da teatranti con la body art, il lazzo del clown che gioca con il martirio del corpo come testimonianza estrema. Marina Abramovic dice: il teatro, il cinema, l'arte sono limitate, essere spettatori non è un'esperienza.
L'esperienza bisogna viverla.
“Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood.” Il resoconto di un'esperienza attiva con Marina Abramovic, sotto forma di dramoletto polifonico. Un assolo da stand up comedian per spettatori fatalmente passivi e programmaticamente maltrattati, con pupazzi parrucche martelli di gomma e nasi finti. E ketchup, naturalmente.

ESTRATTI STAMPA >>>

Andrea Porcheddu - Gli stati generali – 04/04/2015
“Cosentino è un intellettuale della scena, un cabarettista sui generis, scanzonato, ferocemente autocritico, dada, lucidissimo nell’attraversare parodicamente generi e stili. Da tempo non vedevo suoi lavori: lo ritrovo ancora più consapevole, allegramente cinico nello “sdrammatizzare” tutto e tutti. Ha, dalla sua, una sincera modestia che svela mettendosi in gioco totalmente pur celandosi dietro “personaggini” che connota di elementi cheap e pop, dalle parrucche agli occhialini di carnevale. Chiama continuamente in causa il suo vissuto, il privato, la presenza ossessiva della madre: evoca la parlata abruzzese d’origine assieme, per questo lavoro, allo slang fumoso e tecnico del critico d’arte o alla enfasi criptico-autoreferenziale del “performer”.
Not here not now parla, infatti, proprio di performance e d’arte contemporanea. E lo fa prendendo spunto dall’omaggio a Marina Abramovic organizzato dal Pac di Milano un paio d’anni fa, durante il quale venne presentato quel che si definisce The Abramovic Method, ovvero una riflessione (che si fa prassi) sul ruolo e la presenza del pubblico nelle performance. Cosentino muove da questa suggestione e la racconta: è andato alla performance milanese della Abramovic, vi ha preso parte. Not here not now, dunque, è occasione succulenta per prendere sanamente e seriamente in giro quel mondo, investigando la dialettica performance/rappresentazione.
Andrea Cosentino fa, nell’arco di un’ora, una travolgente controstoria del contemporaneo, da Duchamp in poi, rendendosi protagonista e spettatore di se stesso: assume addirittura le sembianze di una simil-Abramovic, ed evoca gesti e azioni (anche in divertentissimi video) di questa grande icona dell’arte d’oggi. Nelle lunghe digressioni sull’astratto e il concettuale, degne di Petrolini, gioca sempre volutamente al ribasso, in una destabilizzante presa in giro della retorica complessa del mondo delle arti visive contemporanee. […] Cosentino sa il fatto suo, ovviamente: questo è cabaret per intenditori. Così, sa di incontrare un pubblico consapevole, capace di slittare ogni istante assieme a lui in piani concettuali altri, proprio nel momento in cui l’attore nega il “concetto” nell’arte. La vertigine di questo efficacissimo monologo, dunque, è proprio nella sua paradossale meta-teatralità concettuale: per quanto giochi con il grottesco, con il popolare, con il comico, Cosentino demistifica l’apparato ideologico della performance, assumendone però, nella parodia, i connotati e le strutture. L’esito, si sarà intuito, è divertentissimo, di sublime arguzia, con guizzi di genialità. E chissà, probabilmente divertirebbe anche la stessa Abramovic.”

 

Laura Novelli – Paneacqua

"Andrea Cosentino, una delle figure più interessanti della nostra scena, approfondisce ancora meglio quel rapporto tra l’arte e la vita che è il suo reale campo d’indagine e in “Not here, not now” ragiona – e ci fa ragionare – in modo straordinariamente intelligente sulla falsa ritualità in cui si consumano certe pratiche di perfomance assurte a capolavori di arte contemporanea e, ancor meglio, sulle relazioni intercettabili tra performance, teatro ed esistenza umana..."

Graziano Graziani – PaeseSera

"...Dico che ha gioco facile perché il campo dell’impasse è già servito, ma ciò non toglie che le iperboli di Cosentino siano toccate una per una da lampi di autentica genialità..."

Gessica Longo – Teatro e critica-lab

"Cosentino ancora una volta si mostra per quello che è: un’artista provocatorio in continua evoluzione che non ha paura di uscire dagli schemi, ed è proprio attraverso questo processo che riesce a dare ancora una volta da pensare, a stimolare quel senso di criticità e perspicuità nei confronti dell’arte e della vita..."

Michela Iaquinto – Redazione W.I.P.

"...Dietro la sua facciata di leggerezza, dovuta al susseguirsi veloce dei pensieri dell’artista e alla sua parlata repentina, lo spettacolo è ricco di emozioni e spunti di riflessione che sfiorano tutti i campi sotto un elemento costante: il sorriso..."

Rossella Porcheddu – Il Tamburo di Kattrin

"...Ma la sua riflessione sulla performing art, che chiama in causa Marina Abramovic con una serie di esilaranti video, non è solo divertente, è anche pungente. Non qui non ora si interroga sulla verità, sulla finzione, sulla rappresentazione, sull’arte, vissuta sulla propria pelle, fruita in un museo o vista in teatro..."

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