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LE COSE (2008)

progetto di STEFANO QUESTORIO

in repertorio

di e con STEFANO QUESTORIO

musiche originali IGOR SCIAVOLINO, AAVV

organizzazione ALDES, SARA PANATTONI (2008)

produzione ALDES, SPAM! 2008

con il sostegno di Mibac MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Direz. Gen. spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

durata 20 minuti

“Le Cose” e' un assolo.
Un assolo e' innanzitutto una solitudine lanciata in un vuoto.
E nel vuoto ci si rivela qualcosa della vita.
Lo spazio interno ed esterno si riempie di oggetti e di discorsi, tentativi di tamponare un Horror vacui, e infine ci si riempie di nulla. Le cose ci addomesticano. L'inferno della quotidianita' nasconde una carne che trema, una quotidianita' demente e confusa che e' solo fuga da una fragilita' tutta umana.
Anche il dolore ha qualcosa di rabbiosamente ma teneramente ridicolo.

 

la recensione di Giuseppe Distefano - Artribune - 2 gennaio 2016
http://www.artribune.com/2016/01/padova-danza-musei-civici-coreografia

Giuseppe Distefano - Artribune - 2/1/2016

“… IL CORPO FELINO. “Un assolo è innanzitutto una solitudine lanciata in un vuoto”. Così Stefano Questorio presenta il suo Le cose, intendendo gli oggetti quotidiani che appartengono a ciascuno. In tre quadri distinti (Le cose, La Lumaca e I cani dentro) compie azioni che mettono in scena un vuoto riempito ossessivamente da oggetti che finiscono per prendere il sopravvento e governare chi le possiede. Se il primo pezzo, molto teatrale, scorre velocissimo nel vestirsi e svestirsi accumulando ogni sorta di elementi – occhiali, telefonino, cappelli, giornali, spazzolini, patatine, parrucche ecc. – sui quali infine si adagerà esausto dalla ricerca di una sua precisa identità, nel secondo un sapiente uso del corpo dà forma a una lenta trasformarsi, adagiato e sempre di schiena, dalla posizione fetale a quella di lumaca col semplice articolare la schiena, le braccia e le mani, conferendo ai suoi movimenti una riconoscibile umanità. Il terzo è un intenso assolo in controluce, dove l’articolarsi da fermo del corpo sull’ansimare di una voce si tramuta in movimenti animaleschi sempre più accelerati, che contengono scatti felini, di allerta, di attesa, di lotta, di paura, di difesa. Una forza e una fragilità tutta umana …“

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