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LA FORMA DELLE COSE (2002)

parte I de IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI / Premio Ubu 2003 miglior spettacolo teatro-danza

progetto di ROBERTO CASTELLO e ALESSANDRA MORETTI

fuori repertorio

coreografia ROBERTO CASTELLO

performers (2002/2008) ROBERTO CASTELLO, VALERIE ERKEN/VALENTINA BULDRINI /FRANCESCA FOSCARINI, ALESSANDRA MORETTI, STEFANO QUESTORIO, SILVIA BERTI/SILVIA CATTOI /GABRIELLA SECCHI, AMBRA SENATORE

musiche AUTORI VARI

disegno luci (2002-2004) GIANNI POLLINI

video ALDES

costumi ALDES

organisation (2003/2007) SIMONA CAPPELLINI

produzione ALDES, ARMUNIA-FESTIVAL COSTA DEGLI ETRUSCHI

con il sostegno di Mibac MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Dip. Spettacolo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

durata 1h

“La forma delle cose” è uno spettacolo per sei danzatori/attori per palcoscenici all’italiana. In una scena spoglia inquadrata da quinte nere campeggia sul fondale una grande video proiezione nella quale una lancetta segna lo scorrere dei secondi. Per tutto lo spettacolo il rintocco di un campanello segna lo scadere dei minuti e l’aggiornamento del conteggio.
“La forma delle cose" tratta del tempo, del nostro rapporto con esso, della vita sociale e politica intrecciando movimento, parola, video e musica. E’ una lunga sequenza di brevi frammenti eterogenei che fotografano piccoli dettagli di realtà quotidiana cristallizzati in forme coreografiche semplici. Le musiche utilizzate sono per la maggior parte lavori di sperimentazione realizzati a New York nei primi anni ’80 da autori come Christian Marclay, Adele Bertei, Nigel Rollins, Steven Brown e Blaine Reininger, accostate a brani di Tricky, Khachaturian e a elaborazioni sonore della compagnia. I testi vanno invece da Eugene Ionesco a Charles Bukowski a improvvisazioni e testi scritti dalla compagnia.

Massimo Marino - Tuttoteatro.com - 30 April 2004

"(…) sembra uno spettacolo-manifesto, teso com’è a scomporre la percezione, la relazione fra atti coreografici e tempo, fra azioni e spettatore, fra rappresentazione e realtà, addentrandosi perfino nella storia dei nostri tempi, con qualche acre succo di indignazione politica distillato fra movimenti astratti o coinvolgenti accelerazioni espressioniste, sempre con una sfumatura che inclina al riso, capace di coinvolgere lo spettatore, di stupirne la percezione, di spostarne l’attenzione verso un’amara riflessione sul presente. (…) Un divertimento sulfureo, lungo un’ora, forse, o tutto il tempo che in quella durata convenzionale riusciamo abitualmente a stipare in una molteplicità bombardante di stimoli, che Castello prova a smontare. (…)"

Rossella Battisti - L'UNITA' - 28 August 2002

"(…) Castello è sempre stato uno senza peli sulla lingua, anche quella coreografica. Provocatorio, corrosivo, fin dai tempi di parafrasi zappiane alla "Siamo qui solo per i soldi", è un artista che non ama le briglie e le convenzioni. Geniale a suo modo (diremmo fra i migliori "fuoriusciti" dalla prima nidiata veneziana di Carolyn Carlson nei primi anni Ottanta), … , Castello è imprevedibile, fa davvero ricerca, girando alla larga dagli standard. E qualche volta fa centro. Come questa volta (…)”.

Andrea Porcheddu - www.delteatro.it - July 2002

"(…) Che Roberto Castello fosse un'anima inquieta lo si sapeva da tempo: questo coreografo e danzatore, da anni protagonista della scena italiana ed europea, non si è mai accontentato di facili consensi e non ha mai esitato a mettersi in gioco, con proposte dove l'ironia lasciava spesso trapelare pungenti provocazioni. Artista complesso, che ha voluto coniugare la danza contemporanea con la video-arte o la letteratura, … Dichiarazione di guerra sin dal titolo, la creazione segna una nuova tappa nel percorso di Castello e degli ottimi danzatori che lo affiancano: uno sguardo ferocemente implacabile sull'esistente. (…) questo lavoro è la generosa denuncia di un intellettuale, di un artista, che ha decisamente qualcosa da dire. E ha ancora la voglia, la forza - o forse il coraggio - di farsi sentire…"

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