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IL FUOCO, L'ACQUA, L'OMBRA (1998)

La danza della natura nelle immagini di Tarkovskij

progetto di STUDIO AZZURRO
in collaborazione con ALDES

fuori repertorio

choreografia ROBERTO CASTELLO

regia PAOLO ROSA

fotografia FABIO CIRIFINO

musiche GIORGIO BATTISTELLI

sistemi interattivi STEFANO ROVEDA

software OrRF QUARENGHI

riprese RICCARDO APUZZO e MARIO COCCIMIGLIO

ricerche TINA PORCELLI

drammaturgia PAOLO ROSA e LARA FREMDER

montaggio FANNY MOLTENI

aiuto regia DAVIDE SGALIPPA

interpreti STEFANIA BENEDETTI / STEFANIA TRIVELLIN, ROBERTO CASTELLO, STEFANO QUESTORIO / DARIO DOGLIANI, ALESSANDRA MORETTI / ROSITA MARIANI / SILVIA TRAVERSI

realizzazione scenografica ESTHER MUSATTI

coordinamento produzione REINER BUMKE

produzione Tanz Performance Koln, Studio Azzurro, ALDES (1998)

with the support of MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Dip. Spettacolo, REGIONE TOSCANA

Prima rappresentazione : KAH, Bonn. Altre rappresentazioni : Teatro Multimedia dello ZKM – Karlsuhe (1998); Teatro Duse - Bologna (1999); Teatro Valle - Roma (2000); Teatro Toursky - Marsiglia (2000); The Japan Foundation Forum Akasaka -Tokyo (2000)

 

   Il lavoro si ispira all'opera di Tarkovskij, alle immagini della natura che spesso si ritrovano nei suoi film. E’ la scoperta del fantastico nel reale, degli aspetti infiniti del visibile. Al centro di uno spazio molto buio è collocata una pedana, sollevata da terra, pronta a inclinarsi per simulare il suo assetto di viaggio come se fosse una zattera proiettata nel nulla.
Gli elementi naturali creano la tessitura dello spettacolo attraverso quadri di immagini nei quali danzatori e videoproiezioni interagiscono. E' una grande installazione animatra nella quale la danza aggiunge una terza dimensione alle proiezioni e si integra in esse con discrezione.  
L’azione si svolge su una pedana basculante di 6x6mt su martinetti idraulici.

 

Giulia Salvagni - Avvenimenti - 05/03/'00

"(…) proprio in un gioco ci si trova nell'andare a vedere 'Il fuoco l'acqua, l'ombra', uno spettacolo suggestivo e molto godibile, creato dal gruppo (Studio Azzurro) in collaborazione con il coreografo Roberto Castello. …  L'elemento di novità è costituito dalla coreografia di Roberto Castello e dai corpi tutt'altro che virtuali dei danzatori. Una fisicità resa il più delle volte in formato ridotto, rispetto agli ingigantimenti delle immagini virtuali. …  (…) una gestualità interessante, lontana da estetismi o ripetizioni scontate, che lega perfettamente con il tema della natura in un insieme suggestivo di movimenti. …" 

Andrea Balzola - Sipario - aprile 2000

"(…) è nato un evento scenico di grande intensità e che per la sua carica innovativa, sarebbe riduttivo classificare come uno spettacolo di danza e video. …  (…) In totale diciotto scene nelle quali Rosa ha elaborato frammenti e motivi tarkovskiani, costruendo uno splendido tappeto visivo e visionario di micronarrazioni simboliche. Le azioni e i gesti minimalisti coreografati da Castello sono tessitori di questo tappeto, esplorano ed evidenziano i dettagli, sono artefici silenziosi di un rito involontario di consacrazione di un luogo utopico, quello di una memoria archetipica che cerca di ricomporsi e quello di un’immaginazione che si rigenera attraverso la spoliazione, la consapevolezza del vuoto. …  (…) Studio Azzurro, fin dai tempi della sua collaborazione con Corsetti negli anni Ottanta, sviluppa con grande coerenza e originalità questa ricerca e aggiunge con questo spettacolo e con l’inedita collaborazione di Roberto Castello – coreografo che esplora da tempo oltre i confini della danza – una nuova importante tappa del percorso. Un percorso che non si accontenta, come molto teatro/danza contemporaneo, di usare il video in funzione scenografica, ma tende a creare una nuova drammaturgia dell’interattività, che abbraccia tanto il campo delle arti visive multimediali quanto quello delle arti sceniche. …  … Uno spettacolo che a Tarkovskij sarebbe piaciuto molto."

Gianni Manzella - Il Manifesto - 12/05/'99

"(…) un senso politico forte nella scelta di usare i mezzi elettronici piuttosto che subirli, affermando un ruolo attivo anche per lo spettatore. Rivendicando all'immagine un ruolo non gregario, non puramente scenografico, bensì protagonista (…)"

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