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BIOSCULTURE (1998-2004)

mostra di coreografie, corpi e immagini del corpo

progetto di ROBERTO CASTELLO e ALESSANDRA MORETTI

fuori repertorio

interpreti (1998-2004) ROBERTO CASTELLO, MASSIMILIANO BARACHINI, LAURETTA BENFENATI, VALENTINA BULDRINI/STEFANIA ERRIQUEZ, MICHELA CACCAVALE, SILVIA CATTOI, VALERIE ERKEN/FRANCESCA FOSCARINI, MARTA LUCCHINI, ALESSANDRA MORETTI, JURY PIRODDI, STEFANO QUESTORIO, GIACOMO SACENTI

video ALDES

organizzazione ILARIA BARONTINI (1998-2000), FABRIZIO SALVETTI (2001-2002), SIMONA CAPPELLINI (2003/2004)

produzione ALDES, ARMUNIA-FESTIVAL COSTA DEGLI ETRUSCHI, Atelier della Costa Ovest 1998

con il sostegno di Mibac MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Dip. Spettacolo, REGIONE TOSCANA

durata variabile

“Biosculture” è un progetto modulare, di coreografie, video, e animazioni 3D collocate all’interno di un contesto espositivo.
“Biosculture” fa sì che sia ciascuno spettatore ad incontrare le ‘opere’, a creare la propria personale drammaturgia.
Le Biosculture sono non spettacolari, discrete, imperfette, lente; un gioco di idee e sensi legati al corpo.
E' un percorso di azioni che non hanno fine, di oggetti esistenti al di là della presenza dello spettatore che spostano la percezione della danza dal piano dello spettacolo a quello della contemplazione e dell’osservazione.

Frank Jast - Potsdamer Neueste Nachrichten - 25/5/2001

'Il pubblico può seguire fin nei minimi dettagli i movimenti delle danzatrici, il tendersi e il rilassarsi delle più impercettibili fibre muscolari e dei più impercettibili tendini. E la consapevolezza estetica del proprio corpo e la capacità di resistenza dimostrate dalle danzatrici è semplicemente straordinaria e stupefacente. Mentre il grado di intimità che, di fase in fase, devono accollarsi è spaventoso perché disumano.  Non pochi spettatori ne sfiorano letteralmente i corpi, si sdraiano o inginocchiano a una distanza tale da travalicare con brutalità i confini corporali posti dal nostro imperante senso della discrezione. Ma proprio questo travalicare funge da stimolo all’allestimento di Castello, anche sulla base del concetto della  performance stessa che persegue quanto asserito dallo storico dell’arte Ragghianti negli anni cinquanta, secondo cui la danza è una varietà dell’arte figurativa in grado di strutturare lo spazio e il tempo. La produzione si trasforma quindi in una esposizione di sculture in movimento, cui vengono apposti addirittura dei titoli applicati sul pavimento o sulle pareti. E come in qualsiasi mostra, è possibile osservarle da molto vicino e da ogni lato. Col senno di poi non stupisce che nessuno spettatore ceda alla tentazione di accarezzare la superficie esposta agli sguardi del corpo delle danzatrici. Eppure, il delicato estremismo di Roberto Castello convince grazie alla sua bravura.'

Andrea Balzola - Sipario - maggio '99

'...In sostanza, l’opera si presenta come una composizione modulare di micro-opere realizzate con video e software e di micro-eventi generati da danzatrici e performers, la durata e la quantità dei quali può essere variabile.  La struttura dell’opera è perciò aperta, può contrarsi o espandersi, senza compiersi in una totalità ma essendo compiuta in ogni sua parte. Lo scopo, sempre perseguito con un’intelligente e sofisticata leggerezza che coniuga poesia ed ironia, è di animare lo sguardo dello spettatore, distogliendolo dalla passività delle convenzioni spettacolari della danza, per smascherare il suo voyeurismo  e focalizzare l’attenzione sui dettagli. ...  ...Quest’inedito scenario di variabili linguistiche ed espressive “intorno” alla danza, è soprattutto interessante perché ripropone - con un esplicito omaggio all’opera di Studio Azzurro - la dialettica  tra corpo reale e corpo virtuale, ma anche cerca un innovativo confronto tra coreografia astratta e coreografia somatizzata, tra macrogesto e microgesto, tra gesto espressivo e gesto quotidiano, tra danza ed arti visive. ...  ... La danza concepita da Castello cambia pelle, oltre a indossarne una virtuale, ritrovando il suo antico nomadismo nell’invenzione di nuovi percorsi artistici e di nuovi paesaggi mentali, di nuove sollecitazioni emotive.'

Paola Rosà - critico de L'Adige/articolo non pubblicato

'…sono spezzoni di un’operazione filosofica che costringe ad uno sforzo di riconoscimento: sparito ogni confine dell’evento, l’osservatore ricompone gli elementi della performance secondo la durata della sua presenza, l’ampiezza della sua visuale, la distanza dal performer. Nello spogliare la danza degli orpelli tradizionali, Castello non fa che restituirla alla sua natura più vera, indagando la comunicazione di un corpo con un altro corpo, il rapporto tra l’immagine e lo sguardo che la inquadra…'

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