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ALFA (2016-2017)

appunti sulla questione maschile

next dates:
11-12/07/2017 (DEBUTTO ROMANO)
TEATRO INDIA / Il teatro che danza


progetto di ROBERTO CASTELLO

in collaborazione con ALESSANDRA MORETTI, MARIANO NIEDDU, ILENIA ROMANO, FRANCESCA ZACCARIA

e con la riflessiva collaborazione di ANDREA COSENTINO, CARLOTTA COSSUTTA, GIACOMO VERDE, STEFANO QUESTORIO

in repertorio

interpreti ROBERTO CASTELLO, ALESSANDRA MORETTI, MARIANO NIEDDU, ILENIA ROMANO, FRANCESCA ZACCARIA

testi, coreografie e musiche ROBERTO CASTELLO

scene DANIELE SPISA

consulenza musicale MARCO ZANOTTI

realizzazione scena PAOLO MORELLI

realizzazione costumi CSILLA EVINGER

fonica MICHELE GIUNTA

tecnica DIEGO CINELLI

produzione ALDES, con il sostegno dell’Associazione Culturale Dello Scompiglio

con il sostegno di MIBACT - MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali e del turismo / Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

durata prima presentazione (2016) 1h

ALFA - appunti sulla questione maschile è uno spettacolo in cui, all'interno di una scenografia che rimanda ad un teatro di regia di altri tempi, parola, vocalità, gesto, movimento e musica live si fondono in una forma spettacolare non riducibile alle categorie tradizionali, ma riconducibile solo ad un termine più ampio ed inclusivo come quello di teatro.
Il tema sono l'identità maschile e le dinamiche della formazione del ruolo dominante, quindi il potere e la sua trasmissione intergenerazionale, in cui il ruolo femminile non ha certamente una funzione marginale.

“Guardandosi intorno viene spontaneo pensare che essere un ultra cinquantenne maschio eterosessuale bianco europeo, di religione cristiana, ragionevolmente sano, sportivo, istruito, con prole sana e adulta, professionalmente piuttosto realizzato e senza eccessivi problemi economici, non sia esattamente una condizione svantaggiata, soprattutto se si considera la quantità di rotture di coglioni, discriminazioni, vessazioni e violenze che rischiano, e spesso subiscono, ad opera della mia categoria sociale tutti quelli che non corrispondono anche solo ad uno dei requisiti di cui sopra.
Ma corrispondere ad uno standard esclusivo comporta appunto il corrispondere ad uno standard – il che per definizione è una condizione innaturale. Insomma, almeno per quanto mi riguarda, l'essere riuscito ad essere un maschio eterosessuale bianco europeo, di religione cristiana, ragionevolmente sano, sportivo, istruito, con prole sana e adulta, professionalmente piuttosto realizzato e senza eccessivi problemi economici è il frutto di un processo spontaneo e naturale quanto quello della riduzione del piede delle concubine cinesi del IXX secolo. Nutro insomma il sospetto di avere imparato col tempo, ed un paziente autoapprendimento, a sembrare qualcosa di diverso da me stesso in modo talmente convincente, da non accorgermene praticamente più neppure io. [...]”

(estratto dal testo di scena)


ESTRATTO dalla RECENSIONE di SIMONA CAPPELLINI su KLP (12/12/2016):

"[...] Come sempre, il punto di forza degli spettacoli di Castello è l’unicità della loro estetica. Ognuno con una propria personalità, una propria poetica, e sempre secondo un paradosso che mostra il passo successivo per farci vedere l’andamento del momento attuale. Stilisticamente, più che per contenuti, le performance di Castello trasudano un disfacimento intrinseco alla natura umana, quasi ancestrale, ma che allo stesso tempo ne rappresentano anche il lato carismatico. Non hanno speranza, né possibilità di riscatto, e tuttavia – sicuramente grazie anche a una buona dose di ironia e ad una eccellente interpretazione – i personaggi hanno un loro fascino che fa sì che lo spettatore entri in empatia con loro, anziché respingerli.
Nonostante l’eterogeneità dei lavori, si evidenziano comunque un’identità e una continuità sempre riconoscibili, che trovano il loro senso nel continuo interrogarsi sulla forma di linguaggio teatrale, fino a divenire il nodo centrale di ogni performance, al punto da risultare scomodi o lasciare lo spettatore perplesso, come sotto l’effetto di un qualche sovraddosaggio stordente, da metabolizzare in qualche lasso indefinito di tempo.
“Alfa” è probabilmente uno di questi, e ancora una volta è sicuramente l’estetica l’asse centrale su cui verte l’intera performance. Farcita di trovate paradossali e riferimenti surreali quali “Simon del deserto” di Buñuel, conduce il pubblico in altri mondi, che da un lato ci scompigliano, mentre dall’altro ci fanno sorridere perché perfettamente riconoscibili.
Ancora una volta Roberto Castello radiografa una società che sembra procedere in caduta libera e senza rete di sicurezza verso il proprio auto-disfacimento, dando rilievo al senso del ridicolo che irrompe nelle nostre vite in modo cruento, al grottesco privato e pubblico, al risibile e al tragicomico con cui conviviamo pacificamente, lasciandoci sempre in attesa di una svolta repentina per la scena successiva, che mai si prospetta come quella finale."

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le recensioni (dicembre 2016)  >>>

Lo sguardo di Arlecchino - Igor Vazzaz - 20 dicembre 2016

KLP - Simona Cappellini - 11/12/2016

Rumor(s)cena.com - Renzia D'Incà - 10/12/2016

Recensito.net – Tommaso Chimenti – 6/12/2016

Persinsala.it (teatro) – Luciano Uggè – 6/12/2016

artalks.net - Simona Frigerio – 5/12/2016

MeglioMeno.it - Luigi Scardigli - 4/12/2016

 

estratti stampa >>>
 

PERSINSALA - LUCIANO UGGE' - 6 dicembre 2016

“... uno scenario tanto trash quanto ironicamente realistico...”

ARTALKS - SIMONA FRIGERIO - 5 dicembre 2016

“... Castello e il suo gruppo di attori, danzatori, rumoristi, cantanti e mimi, [...] Cast eccellente..., travalicano ogni genere inserendo una scelta stilistica forte e, a volte, spiazzante ... Forma e sostanza si sposano perfettamente, giustificandosi persino nelle dissonanze.”

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