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ALBUM (2016)

progetto di STEFANO QUESTORIO
in collaborazione con SPARTACO CORTESI


> Ha debuttato il 19 febbraio 2016, Firenze /
Teatro Cantiere Florida

trailer (vimeo) > link

in repertorio

interpretazione STEFANO QUESTORIO

produzione ALDES

con il sostegno di MIBACT - MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali e del turismo / Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

con la collaborazione di Versiliadanza e Teatro Cantiere Florida di Firenze

durata 38min.

ALBUM parte da un concetto di base tanto semplice quanto rigoroso: coreografare un intero album di
un gruppo rock come se fosse musica per balletto, un Lago dei Cigni la cui materia sonora è in questo
caso opera dei Suicide, duo punk newyorkese degli anni 70.
La puntina di un vecchio giradischi in scena percorre tutto il lato A, poi il lato B.
Il giradischi è la forza inesorabile che pilota il corpo e gli fa attraversare le sette tracce dell'album: sette
ambienti, sette stanze di un universo notturno, ipnotico ed ineluttabile. Sette stanze sonore che diventano l'urlo di un corpo ma anche di una società intera.
Hanno contribuito alla creazione di Album le “Oblique Strategies, sistema di carte inventate da
Brian Eno negli anni Settanta per veicolare la creazione artistica. La prima carta estratta è
stata: sii sporco.

recensioni >>>

Persinasala / Sharon Tofanelli / 5-01-2017
http://teatro.persinsala.it/album-prometeo-il-dono/35031

Losguardo di Arlecchino / Elena Modena / 04-01-2017
http://www.losguardodiarlecchino.it/questorio-e-bertozzi-dai-suicide-alla-mitologia-greca/Teatri Online / Emanuele Martinuzzi / 20-02-2016

Teatri Online / Emanuele Martinuzzi / 20-02-2016
http://www.teatrionline.com/2016/02/album-di-stefano-questorioaldes/

Sharon Toffanelli - Persinsala - 05/01/2017

"Senza discorsi, né introduzioni, l’opera di Stefano Questorio esplode alle 20.45, con un preciso obiettivo: regalare anche al mondo del Punk Rock un balletto iconico. Per farlo si avvale dei Suicide, di quello che si è fatto conoscere come uno dei testi sonori più traumatici del settore. È una discesa frenetica verso gli abissi. Disposta la puntina sul giradischi, la pugnalata è inferta. L’intero spettacolo è una lenta morte, un flusso inarrestabile di sangue e veleno. In un’ambientazione scarna, alienata, Questorio trasforma il proprio corpo in una struttura organica che non ha pace – ora agonizzante, ora preda di un piacere quasi crudele. Pochi gli oggetti di scena: un casco nero per Ghost Rider e gli States fottuti nella loro corsa, con il danzatore ridotto a uno scarafaggio rovesciato sul dorso; la verticalità di una lampada al neon, per rappresentare quella Girl su cui scorrono le mani, o abbattersi dall’alto sulla schiena nuda di Frankie Teardrop, tanto simile nelle sue pose ai quadri più allucinati di Bacon. Tutta l’opera, nata anche col contributo di Strategie Oblique – da caos si è generato il caos – scorre disperata, vincolata ai tempi del vinile. Una pausa unicamente per cambiarne il lato, poi riparte. Luci isolate, luci acide. Parrebbe un incubo; è soltanto realtà."

Elena Modena in Lo Sguardo di Arlecchino 04/01/2017

"Lato A e B, sette tracce agghiaccianti, ognuna delle quali costituisce uno snodo del percorso in cui si articola la performance e in cui si può intravedere un intento metamorfico. Questorio, rigoroso e ammirevole interprete, inizia la sua danza macabra sdraiato, scosso dai tremiti; progressivamente si erge in un ambiente che pare vischioso, seguendo il ritmo meccanico e spietato impostogli dalla musica, fino a spogliarsi ora dei vestiti ora della sua stessa “muta”, strappandosi via affannosamente sfoglie di pelle. Sulle note alienanti di Frankie Teardrop, penultima traccia e atroce storia di un suicidio, si concentra il nucleo dell’intero spettacolo. Il corpo alto e magro, illuminato a ritmata intermittenza dal neon che lo sovrasta, si muove veloce, creando con le braccia l’illusione di un battito d’ali, tende muscoli e legamenti al suono delle glaciali e infernali urla d’accusa verso una società che annienta e consuma l’individuo."

Emanuele Martinuzzi - TeatriOnline - 20/02/16

"[...] Lato A e Lato B. Sette tracce, sette gironi di inferni sintetici, sette galassie di universi paralleli, sette spirali per un viaggio ipnotico senza ritorno. Un vecchio giradischi sulla scena scheletrica di un teatro, vuoto, illuminato in modo spettrale da neon, agonizzante come la forma umanoide, ricoperta da un casco nero, che si anima e disarticola plasticamente a ritmo di musica. La puntina sul vinile è la forza misteriosa che inesorabile nutre di rimasugli sincopati di vita un corpo, abbandonato a sé stesso, alla sua futura assenza, ai sussurri terrificanti, alle grida meccaniche del suo cuore disumanizzato. [...] ALBUM coreografia di un intero album di un gruppo rock come se fosse musica per balletto, ma che non si ferma alla stilizzazione delle forme della danza, ma in linea con lo statuto non scritto della danza contemporanea ne traduce il senso, il messaggio dirompente di alienazione e di critica, anche sociale. Una trasposizione della musica nel corpo, veicolo che può assumere poliedriche forme per molteplici contenuti, non solo corpo di un uomo, ma corpi di una società, la pelle che è la stessa luce bluastra dei neon che si appiccica alle penombre di una realtà degradata, agli ultimi sussulti di un organismo bionico. [...]"

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