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A LOAN (2015)

> debutto: 27-28 giugno 2015 / Festival Inequilibrio, Castigliocello

 

progetto, interpretazione IRENE RUSSOLILLO
 

in repertorio

musica originale PIERO CORSO e SPARTACO CORTESI

disegno luci VALERIA FOTI

testi IRENE RUSSOLILLO, Sonetti VIII, LXI di WILLIAM SHAKESPEARE

produzione ALDES, con il sostegno produttivo di Armunia/Festival Inequilibrio, Festival Oriente Occidente/Rovereto

con il sostegno di MIBACT - MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali e del turismo / Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

collaborazioni Centro Coreografico La Gomera - Isole Canarie, ACS Abruzzo Circuito Spettacolo

durata 40 min.

A loan è un discorso col buio, le assenze e gli spiriti che ci circondano.
Al centro vi è una figura che si disvela piano, a spiegarci l'amore e la solitudine, declamando versi presi in prestito da William Shakespeare e frugando nelle proprie debolezze, alla vaga ricerca di un uditorio. Il tempo, lo spazio e la stessa luce sono presi in prestito dal dotto mondo*, dalla realtà di chi c'è stato prima e ci sarà dopo e che ci pone interrogativi a cui, solo attraverso la manipolazione del contesto, si può tentare di dare una risposta.  

È forse il tuo spirito che stacchi dal tuo corpo
e mandi da lontano per spiare le mie azioni,
per scoprire in me ore frivole e vergogne? *

* Shakespeare – Sonetti
 

recensioni >>>

Igor Vazzaz / Losguardo di Arlecchino / 13 genn. 2016
http://www.losguardodiarlecchino.it/le-diverse-solitudini-di-caterina-basso-e-irene-russolillo

Renzia D'incà / Rumor(s)cena / 22 dic. 2015
http://www.rumorscena.com/22/12/2015/giovani-autrici-a-loan-e-un-minimo-distacco

Andrea Balestri / Losguardo di Arlecchino / 3 luglio 2015
http://www.losguardodiarlecchino.it/a-loan-lassolo-solitario-di-irene-russolillo

Igor Vazzaz- Lo Sguardo di Arlecchino – 13 gennaio 2016

[…] Si allarga il ventaglio delle soluzioni: Russolillo, performer poliedrica, convince sotto ogni punto di vista. Le sequenze coreutiche si dipanano sulle musiche di Piero Corso e Spartaco Cortesi, realizzate usando solo e soltanto la chitarra elettrica filtrata da un’effettistica straniante. Partitura a tratti ossessivamente ritmica, che sfuma in momenti di mai inerte stasi: il corpo della danzatrice si plasma, ben lambito dall’illuminazione lunare di Valeria Foti, quasi s’accomoda sui cubicoli neri a fondo scena, raggiungendo un’inconsueta docilità. […] Riaffiora la voce, e le note più delicate tracciano il profilo di un’estrema e vaga fragilità, elemento costante nei lavori di Russolillo, il cui pregio principale è, a nostro avviso, la potenza inusitata espressa, a prescindere da cosa faccia, in qualsiasi forma si cimenti

Lo Sguardo di Arlecchino - Andrea Balestri - 3/7/2015

“A Loan”: l’assolo solitario di Irene Russolillo Prosa, Lirica, Danza: sono contenitori comodi, ma a spese di esperienze peculiari che vengono sacrificate nel processo sistemico. Eppure, è sempre dietro l’angolo il rischio di accomodarsi e dire che, in fondo, tutti gli esiti teatrali possono essere, più o meno facilmente, incasellati nella giusta definizione. Ben vengano, quindi, spettacoli come A Loan che ci costringono a riconoscere una realtà più frastagliata, dove non c’è una convenzione cui aggrapparsi, bisogna solo creare e farlo bene. Di base danzatrice, Irene Russolillo da un paio d’anni conduce – prima con Ebollizione e, dopo, con Strascichi – una ricerca personale: abbandona gli schemi, pur mutevoli, della danza contemporanea, per cimentarsi in un linguaggio fatto, sì, di danza, ma anche di recitazione, di canto e, soprattutto, di creazione. Il suo nuovo progetto, A Loan, debutta al Festival Inequilibrio di Castiglioncello. Russolillo parte dai sonetti di Shakespeare, questa volta: non per esplorare una zona meno frequentata della produzione del Bardo, ma per trarne spunti. Le due composizioni scelte sono recitate nell’originale inglese arcaico, quindi pressoché incomprensibili a orecchio: a chi importa il significato? Sono solo un segmento, uno tra i tanti, che compone il percorso in cui ci guida la danzatrice. In scena vediamo un essere, forse asessuato, che soffre di una mancanza endemica: di cosa – o di chi – non si sa, ma nemmeno ci interessa. A Loan, Irene Russolillo, 2015 (ph. Lucia Baldini)Nasce dal buio, questa entità, e dal canto della protagonista: pian piano l’oscurità si dirada e intuiamo delle gambe nude e un cranio pelato. La solitudine è evidente, nella scena nera, dominata dal bianco del tappeto, in cui troviamo solo due casse, al centro. Da queste emana la musica, ma serviranno anche come elemento scenografico a una Russolillo sempre in cerca di una posizione, di un equilibrio stabile in cui possa assestarsi. Non ci riesce mai, è sempre in frenetico movimento, sempre in cerca di qualcosa che non trova. A dare senso e mutevolezza all’ambiente sono le luci di Valeria Foti, perfettamente dosate e calcolate ai limiti del virtuosismo: ora calde, ora gelide; ora accecanti, ora quasi impercettibili. Irene Russolillo scivola, gattona o danza da un punto all’altro dello spazio scenico, come un ragno che, con sorprendente precisione, tesse una ragnatela flebile, ma robusta fatta – in questo caso – di suggestioni.

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